Guerre politiche by Goffredo Parise

Guerre politiche by Goffredo Parise

Author:Goffredo Parise
Language: eng
Format: epub
Published: 2013-06-14T04:00:00+00:00


Un viaggio in Biafra si accompagna a una mai sperimentata condizione dell'animo che assomiglia all'angoscia ma la supera: essa nasce dal conflitto tra l'orrore e il dubbio. Ma come l'orrore appartiene alla sfera dei sentimenti quasi irrazionali e il dubbio invece alle quasi fredde operazioni della ragione, così si può dire che il conflitto si fa più che angoscioso, buio ed esistenziale, e si riduce ai due elementi primi, ragione e sentimento, su cui si fonda la natura stessa dell'uomo.

L'orrore in Biafra si prova fin dal primo giorno, quando si passa da un campo di profughi all'altro, quasi senza accorgersene, e la mente pare dissolversi nella pura registrazione dei fenomeni. È un sentimento composito, vorticoso e poliforme: innanzitutto orrore visivo, immediato, diretto, elementare e, vorrei aggiungere, animale. Tale è la violenza di ciò che si vede, infatti, che l'uomo cessa per un istante di essere tale, con le caratteristiche che gli sono proprie, di oggettivazione, discernimento e giudizio, e compie per così dire un balzo all'indietro, nei millenni, fino alle sue lontane e basse origini. Poi quando, a poco a poco, la nebbia che avvolge la mente si dirada, quel primo orrore diventa orrore umano: anch'esso diretto, ma già un poco mediato, da esperienze, ricordi, dati personali, insomma da quei molti filtri che formano il carattere individuale. Poi orrore storico, il più mediato e forse il più, doloroso di tutti in quanto in esso siamo costretti a riconoscere il fallimento, l'involuzione e forse l'inesistenza stessa di quelle aspirazioni, così tese alla imitazione quando non all'identificazione col divino, che abbiamo creduto accompagnare, o addirittura creare, le diverse successive culture e la storia dell'uomo. E infine orrore un'altra volta immediato e diretto, non più fisico, ma metafisico, che sorge dalla nostra individuale certezza dell'esistenza del male sulla terra.

A queste molte forme di orrore corrispondono in uguale misura e con uguale forza altrettante forme di dubbio. Allora la ragione agisce e si pone quei quesiti che appunto si pone la storia. Di chi è la colpa? Perché si è prodotto tutto ciò? Che cosa si nasconde dietro tanta esibizione di morte? Quali gli strumenti e le forze capaci di arrestarla? E quali infine le responsabilità non soltanto politiche e collettive, ma individuali, personali, che coinvolgono ognuno di noi in questa tragedia?

È naturale che, essendo soli con se stessi e testimoni di un dolore così vasto, le risposte a tali quesiti e i dubbi che ne risorgono siano soltanto personali. Perciò, a questo punto, dirò quali sono stati i miei dubbi, non i dubbi, i miei sospetti e non i sospetti, le mie emozioni ma non le conclusioni.

Il mio dubbio principale nasce da una breve riflessione sui confini dell'Africa nera. Quei confini artificiali, tracciati sulla carta dal colonialismo europeo e non da stati sovrani indigeni, indipendenti e precedentemente esistenti, entro i quali quello stesso colonialismo ha agito da padrone, creando un solo e disumano rapporto di sfruttamento e schiavitù, possono essere considerati reali? Reali, cioè coincidenti con una reale unità interna di quei paesi



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